Pieve di S. Paolo a San Polo

(Pieve di S. Paolo a San Polo, facciata).

(Pieve di S. Paolo a San Polo, interno).

Risalente al periodo paleocristiano, la Pieve di S. Paolo a S. Polo ha una lunghissima storia che vede una serie di modifiche e "cantieri di lavoro" dovuti ai continui cambiamenti interni della struttura di essa. L’edificio infatti nel 1256 fu soggetto a un rifacimento romanico e successivamente, in epoca medioevale, vennero apportate nuovamente modifiche all’architettura romanica precedentemente ideata. Esistevano due absidi laterali, andate perdute nel medioevo, mentre risalente al quattrocento è il campanile, molto simile a quello della Pieve al Bagnoro di Arezzo nell'architettura, e costruito nello stesso secolo.

(Pieve di S. Paolo a San Polo, veduta aerea della parte absidale).

Secondo Mons. Angelo Tafi, la facciata della chiesa non risulta cambiata nei secoli in modo eccessivo: osservandola attentamente e cercando di immaginarcela giusto con qualche piccolo dettaglio diverso dovremmo percepirne il medesimo avvertimento che potevano provare gli abitanti del tempo.

(Pieve di S. Paolo a San Polo, interno visto dal transetto).

L’interno ad un’unica navata termina con un’ampia abside preceduta da un arco trionfale collocato all’inizio del presbiterio. Dalle pareti laterali fuoriescono tre pilastri per parte, sui quali poggiano le travature del tetto e l’arco trionfale. La chiesa si presenta internamente così come doveva presentarsi nel quattrocento, con l'aggiunta di stucchi ed elementi decorativi di fine settecento – primi ottocento. Notevoli esempi di decorazione sono da riscontrare nel lato destro del transetto, come ad esempio, le tre arcate in cotto su capitelli corinzi e colonne di granito poggianti su basi marmoree del V secolo, con l’arcata centrale più larga e più alta. Dal transetto, spostandoci nella Sacrestia, possiamo ammirare il soffitto cinquecentesco in formelle di cotto stampate e decorate.   Una serie di affreschi, meglio descritti nell’itinerario successivo, danno all’architettura quel sapore del tempo trascorso e un significato profondamente religioso.  Dall’apertura del transetto di destra infatti compaiono immediatamente due opere di rilevante importanza e conservate in ottimo stato: la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione di Maria, affresco secentesco, e un’Annunciazione datata 1453 e attribuito a Lorentino d’Andrea, scolaro di Piero della Francesca.

(Lorentino di Andrea, Annunciazione, Affresco, 1453).

Entrambe le opere sono soltanto un assaggio del tesoro che la Pieve racchiude tra gli spazi e sulle facce dei suoi pilastri. Esistono infatti rappresentazioni iconografiche - religiose ricorrenti come quella della Madonna col Bambino, o della Madonna con il Bambino e Santi, della Circoncisione di Gesù, o la settecentesca rappresentazione del Matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria. Presenti anche le raffigurazioni di personaggi, come il probabile affresco ritraente un Santo Re (forse S. Luigi IX di Francia), oppure i Santi Bernardino da Siena e Sebastiano, sicuramente affrescati nel quattrocento sempre ad opera di Lorentino di Andrea.


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